Al gruppo vi partecipano imprenditori, insegnanti, giocatori professionisti, agenti di commercio, impiegati, operai, allenatori, manager, preparatori fisici, formatori, liberi professionisti, artisti, studenti maggiorenni, pensionati.
Prima di proseguire con la lettura delle finalità del gruppo Brothers in action, alle sue origini “papà in azione”, ti invito a leggere questa intervista scritta con cura, amore, attenzione da Emanuela Subidussi per la testata “l’Italia che cambia”.
Ti aiuterà a comprendere la storia del gruppo Brothers in action (all’inizio chiamato papà in azione).
Brothers in action si rivolge a tutto il genere maschile: che tu sia papà, single, divorziato, fidanzato sei il benvenuto.
Brothers in action si prefigge di:
- migliorare la relazione con sé stessi, il proprio partner, il figlio, i collaboratori, i colleghi;
- appropriarsi di strumenti e tecniche per imparare a gestire il conflitto, il dialogo interiore, emozioni intense come la rabbia, la paura, la vergogna;
- comunicare in modo non violento e di comprendere che la comunicazione è un processo articolato e affascinante che si svolge prima di tutto dentro di sé;
- prendere consapevolezza delle proprie ferite emotive, perché ogni ferita emotiva non trasformata, incide sulla qualità della comunicazione, sulla capacità di aprirsi all’Amore;
- allenarsi alla gioia a tenere alta la propria vibrazione;
- valorizzare se stessi e l’altro in un ambiente in cui regna l’assenza di giudizio, l’apertura di cuore, la lealtà, il rispetto e la giocosità;
- costruire relazioni significative;
- rallentare: ritornare ad ascoltare il proprio corpo e uscire dall’ipnosi dei condizionamenti della mente;
- sviluppare un nuovo modo di pensare e di approcciarsi alla vita;
- ridere e aprirsi alla vita.
“Chi da bambino è stato umiliato, chi ha pensato di non esser stato amato abbastanza, chi ha vissuto l’abbandono e ne rivive costantemente la paura, chi ha incontrato la rabbia e la violenza, chi si è sentito eccessivamente responsabilizzato, chi ha urlato senza voce, chi la voce ce l’aveva, ma non c’era nessuno con orecchie per sentire, chi ha atteso invano mani, chi le mani le ha temute.
Per tutti questi “chi”, se non c’è stato un momento di profonda rielaborazione, se non si è avuto ancora il coraggio di accettare il dolore vissuto, se non si è pronti per dire addio a quel bambino, allora “l’adultità” è un’illusione”.
Emily Mignanelli



