Formazione

Nel corso del tempo ho capito che molti atleti non sono consapevoli del proprio potenziale o che spesso non sono grado di renderlo manifesto. Questo accade perché le abilità emotive di un giocatore non vengono prese in considerazione al pari di quelle tecniche e motorie, mentre dovrebbero essere incluse fin da subito nel suo processo di crescita.

Quando le performance incominciano ad essere scadenti o quando si presentano degli atteggiamenti disfattisti, ecco che si vorrebbe correre ai ripari mettendo in gioco le risorse emotive dell’atleta, ma “rieducare” in un momento di crisi può essere complicato. È meglio generare fin da subito le risorse a cui attingere nei momenti difficili, lavorando per accrescere qualità e attitudini già presenti.

La stessa cosa vale per un allenatore, un procuratore, un general manager o un preparatore, figure professionali che investono tantissimo in competenze specifiche, sottovalutando quelle emotive e l’importanza che svolge in ognuno la capacità di comunicare, di creare connessioni, di costruire relazioni significative.

I miei percorsi formativi sono rivolti a tutte le figure che interagiscono tra loro per lavorare in modo costruttivo e ottenere dagli atleti i migliori risultati.

ALLENATORI

CHI SI OCCUPA DI ALLENARE GLI ALLENATORI?

Oggi per essere un allenatore occorrono delle nuove abilità perché spesso questa figura professionale viene investita di un ruolo che non gli compete, soprattutto nei settori giovanili. La società cambia rapidamente e le famiglie chiedono alla società sportiva e agli allenatori un contributo non indifferente nel sostegno e nel supporto all’educazione del proprio figlio.

I genitori vogliono figli vincenti, cercano allenatori vincenti, società vincenti.
Ma come è possibile creare generazioni di giovani vincenti? Dando molto più spazio alla formazione, nella ricerca di una maggiore consapevolezza di tutte le figure che sono accanto ai giovani nella loro crescita, genitori compresi.

Anche nell’ambito degli atleti professionisti osservo come spesso i giocatori chiedano al proprio coach di essere contenuti o supportati. È dunque arrivato il momento di puntare sull’essere, non soltanto sul fare.

Gli allenatori più consapevoli si stanno accorgendo che spesso non riescono ad ottenere dai propri giocatori tanto quanto trasmettono, perché le componenti da allenare sono anche altre, più emotive, più personali. Quindi anche loro hanno bisogno di essere valorizzati, supportati e allenati in questo nuovo compito.

SOCIETÀ SPORTIVE

Essere una società sportiva “rivoluzionaria”, significa riconoscere la bellezza di ogni componente. Spesso le società sportive sono divise internamente, non si interrogano su quale sia la propria direzione, su cosa sia necessario fare per rafforzare e accrescere la propria identità. Lavorare insieme al direttivo significa lavorare sul nucleo centrale della società. Tutto parte da qui.

Coesione, rispetto dei ruoli, valorizzazione, corresponsabilità, comunicazione: questo è ciò che mi prefiggo di portare.

PROFESSIONISTI

Che cosa incide sul risultato?

Le forme pensiero che vengono a crearsi all’interno del gruppo –  l’incapacità di costruire relazioni ed esprimere i propri bisogni –  il non rispetto dei ruoli – la gestione dello stress rispetto alle aspettative della società e dei media –  disordine emotivo nella propria vita privata, l’incapacità  di costruire una mentalità vincente.

Il lavoro di gruppo è affascinante e permette ad ogni componente di conoscersi meglio.

Gli allenatori in generale costruiscono una squadra insieme al general manager  scegliendo i giocatori più interessanti dal punto di vista tecnico e atletico, con una visione di gioco più affine a quella del coach. Ma per quanto forte possa sembrare un gruppo con queste caratteristiche, talvolta gestirlo risulta difficile e non sempre i risultati attesi si manifestano. Sulla carta ci sono tutte le condizioni per vincere, ma non si vince.

Questo accade perché il gruppo non viene nutrito, supportato e non vengono offerti momenti di formazione per far fronte a tutte le dinamiche interne. L’entusiasmo si spegne, si accusano i giocatori e il team perché non si ha la cultura, la forza, il desiderio di prendere in considerazione approcci diversi per far fronte a quanto sta accadendo.

Quando le cose non girano bene si cerca il capro espiatorio o si aumenta la mole degli allenamenti. Si comprano o si vendono giocatori. I giocatori cercano società diverse.

Crescono il malcontento ed il rancore e in una relazione dove c’è rancore non può fluire una buona energia.

Il basket consapevole è per me il basket del futuro, dove ogni figura all’interno della società sportiva fa la sua parte per evolvere.

Il percorso ideale è di lavorare individualmente e in gruppo. Il percorso individuale accresce il lavoro di gruppo. Meno vittimismo e più potere personale. Ne beneficia il cuore, la salute mentale, la qualità della vita dentro e fuori dal campo.  Il gioco diverte ed entusiasma: ne consegue un numero maggiore di paganti al palazzetto e di nuovi potenziali sponsor. Facciamo qualcosa di diverso, facciamolo tutti insieme.

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