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Che cos’è l’Amore?

Che cos’è l’Amore?
24 Agosto 2025AngeloTrauma emotivo - Somatic ExperiencingAgenti sportiviChe cos'è l'Amore?Cosa succede quando si muoreIl tunnel e la luceJ.KrishnamurtiJean-Paul Sartre.Kubler RossMondiali 2022MorteNiente scuseOshopaura della mortePensieri autodistruttiviPresenza mentale e sportsalute mentaleSamsaraScopo di vitaWayne Dyer

Che cosa è l’Amore?

Quali sono i tuoi primi tre pensieri rispetto alla parola Amore?

Nel mio cv quando mi presento riporto le seguenti parole:

“Il mio scopo di vita è ricordare alle persone che sono Amore”.

Sono felice che tu sia qui. Sono felice che tu sia qui con me per condividere la mia visione

Arrivato al termine di questa profonda e intensa lettura ti suggerisco per la prima volta di ripartire immediatamente con una seconda lettura.

Capirai come l’inizio e la fine siano tra di loro collegati. Inizio e fine non sono separati, coincidono.

Dove tutto incomincia tutto finisce, e dove tutto finisce tutto inizia. Che cosa è dunque l’inizio e che cosa è la fine?

“Quando la mente non è libera dal conosciuto, il conosciuto diventa un problema” J.Krishnamurti

“So che avete molte relazioni significative e importanti: di certo quelle che trattenete coi vostri figli, i vostri genitori, il vostro coniuge o il vostro compagno, coi vostri colleghi e i vostri migliori amici ricoprono una posizione di grande rilievo nella vostra vita.

Vi chiedo però di porre in cima alla lista il rapporto con la Sorgente del vostro essere. Quando ciò diverrà la vostra realtà, vi rivolgerete intuitivamente al silenzio che è dentro di voi e relegherete il vostro ego in un luogo dove non possa interferire nelle vostre considerazioni.

Rendete prioritario il rapporto con la vostra Sorgente anche vi considerate un ateo.

Quando entrate in quel luogo dentro di voi, non avete bisogno di alcuna fede religiosa o credenza nel soprannaturale.

Non siete costretti a vedere Dio come un vecchio con la barba nascosto tra le nubi in attesa di una vostra richiesta. O a credere nei serpenti parlanti; nelle balene che inghiottono gli uomini per poi sputarli; nell’unigenito figlio di Dio che viene sacrificato dal Padre per la vostra salvezza; o in imbarcazioni cariche di animali, tra i quali insetti e dinosauri, o in un diluvio che sommerga tutta la Terra per placare l’ira di Dio. Anche se queste storie non hanno nulla di male ho le mie opinioni riguardo ai racconti religiosi, come sono certo le abbiate anche voi.

Vi chiedo invece di pensare a Dio – o al Tao, alla mente divina, a Krishna, alla Sorgente, o a uno delle migliaia di nome di Dio – come all’amore. Anche la Bibbia dichiara che “Dio è amore” (1Giovanni 4:8). E quando a Carl Jung fu chiesto in un’intervista se credesse in Dio, rispose con queste parole, che riflettono ciò che anch’io voglio comunicare: “non potrei dire di credere. Io so! Ho avuto l’esperienza di essere travolto da qualcosa di più potente di me, qualcosa che la gente chiama Dio”(“The Old Wise Man”, Time, 14 febbraio 1955).

Vi è un’energia di amore nell’universo che consente la creazione di ogni essere. E’ un non essere senza forma o confini e non fa nulla, pur non lasciando nulla di incompiuto! Fate in modo che questa energia diventi la vostra relazione primaria, sopra a ogni altra nella vostra vita, e consultatela prima di chiunque altro. Ritiratevi in essa in silenzio, ascoltate e siate consapevoli che questa forza è al di fuori di voi e dentro di voi. E’ là che sarete guidati per cambiare i vostri schemi di pensiero autodistruttivi.

In ogni caso amate la vostra famiglia (e chiunque altro su questo pianeta). Abbiate a cuore tutte le vostre relazioni, ma innanzitutto rendete prioritario il rapporto con il vostro io più elevato. Quando vedrete Dio semplicemente come amore, non vi sarà più alcuno spazio per le scuse e le cattive abitudini.

Riuscirete solo a dare l’amore che rappresenta la vostra essenza creativa.

…le vecchie abitudini scompaiono molto più rapidamente quando mettete la vostra Sorgente al centro della vostra vita. E questo perché la Sorgente è amore puro e quando vi rivolgerete per prima cosa a lei, tutto ciò di cui avete bisogno vi verrà dato”

Wayne Dyer tratto da uno suoi meravigliosi libri che ho letto “Niente scuse”

I nostri comportamenti, il nostro stile di vita è condizionato dal modello di amore che abbiamo interiorizzato, dalle nostre paure ancora irrisolte e dalla visione che abbiamo di quando lasceremo il nostro corpo fisico.

“L’amore è all’origine del mondo. Il mondo fluisce, scorre, scaturisce dall’amore dell’esistenza; è un’espressione del suo amore, è un’esplosione del suo amore. Il divino ama ogni creatura..dalle pietre alle stelle. Noi tutti siamo protetti dal suo amore, e lui continua a riversare su tutti noi la sua benevolenza.

Ognuno di noi deve diventare consapevolmente un amato dal divino: nel momento in cui ne diventi consapevole, quando quella comprensione penetra nel tuo cuore, tutto il tuo essere se ne viene trasformato; è come se una luce improvvisa penetrasse nell’oscurità e la dissolvesse….

……in profondità siamo perennemente punzecchiati dalle sensazione di essere assolutamente indegni, insignificanti: in cuor nostro sappiamo di non avere alcune valore, polvere alla polvere.

Questo è ciò che ci è stato insegnato nel corso dei secoli, le nostre anime sono state corrotte e avvelenate da preti e politici che hanno cospirato contro l’intera umanità. Se si sentono indegni, possono essere dominati, cercheranno una figura autorevole da cui dipendere; non potranno mai essere indipendenti.

Se un essere umano si sente degno, amato dal divino, nutrito e benvoluto dall’esistenza, non cercherà alcuna figura paterna, autorità – politica, religiosa o di qualsiasi altro tipo.

Ebbene, in tutti i bambini è stato inculcato quel senso di indegnità: non sei adeguato, non sei intelligente come dovresti, non sei bello come dovresti, il tuo comportamento è disgustoso, devi migliorarti, devi dimostrare il tuo valore.

Ecco cos’è questo continuo aspirare a migliorarsi: uno sforzo per dimostrare di essere qualcuno.

L’ego non è altro che questo: uno sforzo per coprire quel profondo senso di indegnità e di insignificanza che la società ha indotto in ciascuno di noi….e il mio sforzo è ridarti la dignità che realmente ti appartiene” Osho

Pronto a proseguire? Sai cos’ho compreso in questi anni?

Nasco per imparare a morire.

Rinasco per far morire le mie resistenze e per imparare ad aprire il mio cuore.

Ogni rinascita è per me una morte e un risveglio.

Ogni rinascita è per me un tentativo di far morire il mio ego.

Ogni morte è una rinascita e un risveglio.

E’ preparandomi a morire che mi apro alla vita.

E’ aprendomi alla vita che mi do la possibilità di morire ogni giorno e di splendere.

Sei curioso di sapere a questo punto cosa succede quando si muore?

Il tunnel e la luce: riesaminare la propria vita

I nostri comportamenti, il nostro stile di vita è condizionato dal modello di amore che abbiamo interiorizzato, dalle nostre paure ancora irrisolte e dalla visione che abbiamo di quando lasceremo il nostro corpo fisico.

Riporto alcune righe preziose di Elisabeth Kubler -Ross una delle studiose e scrittrici più amate e rispettate sul tema dell’indagine riguardo alla morte e al morire.

“Le Sacre Scritture sono tutto un linguaggio simbolico, e se la gente ascoltasse di più il quadrante intuitivo e spirituale e non contaminasse la comprensione di quei bei messaggi con la negatività, le paure, i sensi di colpa e il bisogno di punire gli altri o se stessa, inizierebbe a comprendere i bei simboli che i pazienti moribondi usano quando cercano di comunicarci i loro bisogni, la loro consapevolezza.

Va da sé che un bambino ebreo non capiterà di vedere Gesù. E che un bambino protestante probabilmente non vedrà mai la Madonna. Non perché non si prenderebbero cura di questi bambini, ma semplicemente perché si riceve sempre quello di cui si ha più bisogno. Incontriamo coloro che abbiamo amato di più e che ci hanno preceduto nella morte.

Dopo esser stati accolti dalle persone care e dalle nostre guide e angeli custodi, attraversiamo una transizione simbolica spesso descritta sotto forma di un tunnel, un fiume o un cancello. Ognuno sceglierà ciò che è simbolicamente più significativo per sé. Nella mia esperienza personale era un valico alpino con fiori selvatici, semplicemente perché il mio concetto di paradiso comprende montagne e fiori selvatici, fonte di molta felicità nella mia infanzia in Svizzera. Si tratta chiaramente di simboli culturalmente determinati.

Dopo aver attraversato questa bellissima forma di transizione, chiamata tunnel, ci avviciniamo a una sorgente di luce che molti dei nostri pazienti descrivono, e che io stessa ho sperimentato, come un’esperienza che trasforma la vita, incredibilmente bella e indimenticabile, chiamata “Coscienza cosmica”.

In presenza di questa luce, che molti nel nostro emisfero occidentale chiamano “Cristo”, “Dio”, “Amore”, o “Luce”, siamo circondati da amore, comprensione e compassione illimitati, totali e assoluti.

Siamo in presenza di questa luce, fonte di pura energia spirituale e non più di energia fisica o psichica.

L’energia spirituale non può essere manipolata o usata dagli esseri umani. E’ un’energia nel regno dell’esistenza in cui la negatività è impossibile. E questo significa che, per quanto nella nostra vita siamo stati cattivi e ce ne sentiamo colpevoli, saremo incapaci di provare emozioni negative. E’ inoltre assolutamente impossibile essere condannati, al cospetto di questa presenza che molti chiamano “Cristo” o “Dio”, che è amore totale e assoluto.

Di fronte a questa presenza diveniamo coscienti del nostro potenziale, di come potremmo essere, di come avremmo potuto vivere. E, circondati da amore, pietà e comprensione, ci viene chiesto di rivedere e valutare la nostra intera esistenza, poiché non siamo più legati a una mente o ad un cervello e ad un corpo limitante, ma possediamo la conoscenza e la comprensione totali. (E’ in questa esistenza che dobbiamo rivedere e valutare ogni pensiero, ogni parola e ogni azione della nostra vita). E allo stesso tempo saremo coscienti dell’effetto che tutto questo ha avuto sugli altri.

In presenza di questa energia spirituale non abbiamo più bisogno di una forma fisica. E quindi ci lasciamo alle spalle il corpo etereo e simulato e assumiamo di nuovo la forma che avevamo prima della nascita, che avremo in eterno fra diverse vite e infine quando ci fonderemo con la Fonte, con Dio, allorchè il nostro destino sarà completato.

E’ importante capire che dal momento iniziale della nostra esistenza fino al ritorno a Dio manteniamo la nostra identità e la nostra energia. Ciò significa che fra i miliardi di persone dell’universo non esistono due tipi di energie uguali, non due persone uguali e nemmeno due gemelli identici.

Chi dubitasse della grandezza del Creatore dovrebbe considerare quale genio sia necessario per creare miliardi di energie tutte diverse l’una dall’altra. Tale è l’unicità dell’essere umano. E la sola cosa paragonabile a questo miracolo è il numero di fiocchi di neve che cadono sul nostro pianeta.

Ho avuto la grande fortuna di vedere con i miei stessi occhi la presenza di centinaia di queste energie alla piena luce del giorno, simili a una serie di diversi fiocchi pulsanti che volteggiano nell’aria, con la loro luce, i colori differenti e le diverse forme. Questo sarà il nostro aspetto, dopo la morte. E che avevamo prima di nascere. Non occupiamo spazio e non abbiamo bisogno di tempo per andare da una stella all’altra, dal pianeta Terra a una galassia. Questa energia, questi esseri sono qui con noi e se solo avessimo occhi per vederli ci renderemmo conto che non siamo mai, ma proprio mai, soli.

Siamo circondati da queste entità, che ci guidano, ci amano, ci proteggono e cercano di dirigerci sulla via da percorrere per compiere il nostro destino.

Nei momenti di grande dolore o di grande solitudine possiamo entrare in sintonia e divenire consapevoli della loro presenza. Magari comunicare con loro di notte, prima di addormentarci, e chiedere che si rivelino a noi. Prima del sonno possiamo porre qualche domanda e chiedere che ci diano la risposta tramite i sogni. Coloro che hanno dimestichezza con i propri sogni si accorgono che è proprio dormendo che ricevono una risposta a molte domande. Entrando sempre più in sintonia con la nostra entità interiore e con la nostra parte spirituale possiamo ricevere aiuto e guida anche dalla nostra entità interiore, dal nostro io onniscente, quella parte immortale che chiamiamo farfalla”

Riprendo ulteriormente il concetto sempre attraverso alcune righe bellissime del libro di Elisabeth Kubler – Ross “La morte è di vitale importanza”.

Riporto quello che diverse persone hanno vissuto nell’esperienza di pre-morte

“Una volta che abbiamo attraversato qualcosa che simboleggia una transizione – è un simbolo culturalmente determinato, e può essere un cancello, un ponte, o un tunnel – cominciamo a vedere una luce.

Si tratta di una luce impossibile da descrivere. E’ più bianca del bianco, abbacinante, e nell’avvicinarci ad essa ci sentiremo completamente avvolti dall’amore incondizionato.

Se abbiamo sperimentato questo non potremo mai, mai più avere paura della morte. La morte non è spaventosa. Il problema è quello che ricaviamo dalla vita.

Coloro che hanno visto questa luce possiedono, anche solo per un attimo, una conoscenza totale. Purtroppo, se devono tornare indietro -si tratta di una esperienza di premorte – ne dimenticano gran parte.

Ma quello che molti ricordano è, io credo, l’unica cosa di cui dovremmo essere consapevoli, e cioè che tutta la nostra vita è responsabilità nostra, e non possiamo criticare, biasimare, giudicare, odiare. Noi e solo noi siamo i responsabili della somma totale della nostra vita fisica.

Capire questo cambia moltissimo la scala delle nostre priorità.

In presenza di questa incredibile luce, che la gente chiama “Cristo” o “Dio” o “Amore” a seconda della cultura da cui proviene, dovremo rendere conto di tutto ciò che abbiamo fatto.

E allora capiremo quanto spesso non abbiamo compiuto la scelta più nobile e come abbiamo subito le conseguenze delle nostre scelte.

Là capiremo che l’unica cosa che conta, assolutamente è l’amore.

Tutto il resto come i successi, i titoli onorifici, i soldi che abbiamo guadagnato, le pellicce di visone che avevamo nell’armadio, è totalmente irrilevante.

Capiremo inoltre che non ha importanza cosa facciamo.

L’unica cosa che conta è come lo facciamo.

L’importante è che lo facciamo con amore.

In questo amore totale, incondizionato, noi dovremo rivedere non solo ogni azione, ma anche ogni pensiero e ogni parola di tutta la nostra esistenza.

E avremo una conoscenza totale.

Ciò significa che sapremo come ogni pensiero, parola, azione e scelta della nostra vita abbia influito sugli altri. La vita non è letteralmente altro che una scuola, dove veniamo sottoposti a esami, dove veniamo centrifugati. Spetta a noi, e a nessun altro, scegliere se venire fuori a pezzi o bel lucidati”

Proseguiamo ora il viaggio con due bellissime riflessioni di Osho

Osho, sono un medico… nel mio lavoro, nella mia attività esiste un rifiuto intrinseco ad accettare la morte, la malattia e la sofferenza umana. Quindi, in profondità, un rifiuto ad accettare la vita o l’esistenza così come sono. C’è un desiderio molto profondo di correggere alcuni dei meccanismi della natura. Tutta la mia attività professionale è spinta dalla paura, una profonda paura personale della malattia, della sofferenza e della morte. Non so come considerare il mio lavoro nella prospettiva del ‘Tutto’.

 

Questa è una domanda significativa, che nasce da un atteggiamento sbagliato della medicina occidentale. In Oriente abbiamo una visione completamente diversa: l’approccio alla medicina è diametralmente opposto. Dovrai comprendere alcune cose.

La domanda dice: “Nel mio lavoro, nella mia attività esiste un rifiuto intrinseco ad accettare la morte, la malattia e la sofferenza umana”.

Ora, è necessario fare una distinzione. La malattia, la sofferenza sono una cosa, la morte è tutt’altra cosa. Nella mente occidentale la malattia, la sofferenza e la morte sono una cosa sola, arrivano in un’unica confezione. Il problema nasce proprio da qui.

La morte è bella; la sofferenza, la malattia non lo sono. La morte è bella. La morte non è una spada che recide la tua vita, è un fiore, il fiore più bello, che sboccia all’ultimo istante. È la vetta. La morte è il fiore sull’albero della vita. Non è la fine della vita ma il suo crescendo. È l’orgasmo supremo. Non c’è nulla di sbagliato nella morte, è bellissima – ma devi sapere come vivere e come morire.

C’è un’arte di vivere e c’è un’arte di morire, e la seconda ha molto più valore della prima. Tuttavia puoi conoscere la seconda solo quando hai conosciuto la prima. Solo chi sa come vivere nel modo giusto sa come morire nel modo giusto. Allora la morte è una porta per il divino.

Quindi, come prima cosa per favore tieni la morte da parte. Preoccupati solo della malattia, della sofferenza. Non occorre che lotti contro la morte. È questo che crea problemi nella mente occidentale, negli ospedali e nella medicina occidentale. La gente lotta contro la morte. Ci sono persone negli ospedali che vegetano soltanto, sono vive solo grazie alle medicine. Grazie al sostegno medico la loro morte viene rimandata… A volte sono in coma – e una persona può essere in coma per mesi o anni. Ma a causa di questo antagonismo verso la morte, questo è diventato un grosso problema per la mente occidentale: cosa fare quando una persona è in coma e non ne uscirà mai, e tuttavia può essere mantenuta in vita per anni? Diventerà un cadavere, un cadavere che respira, ecco tutto. Non sarà vivo, potrà solo vegetare. Che senso ha? Perché non permettergli di morire? Perché c’è la paura della morte. La morte è il nemico – come si può arrendersi al nemico, alla morte?

Quindi c’è grande controversia nella mentalità medica occidentale: Che fare? Si può permettere che la persona muoia? Si può lasciare che decida se vuole morire? Si può permettere alla famiglia di decidere se farlo morire? Perché a volte la persona è inconscia e non può decidere da sola.

È giusto aiutare qualcuno a morire? Nella mente occidentale nasce una grande paura. Morire? Vuol dire assassinarlo! La scienza esiste per mantenerlo in vita.

Ma questo è stupido! La vita in se stessa non ha alcun valore se non c’è gioia, se non c’è danza, se non c’è creatività, se non c’è amore – la vita in se stessa non ha significato. Vivere soltanto, e nient’altro, è senza significato. Arriva il punto in cui uno ha vissuto abbastanza, il punto in cui morire è naturale, in cui morire è bello. Proprio come, quando hai lavorato tutto il giorno, arriva il punto in cui ti addormenti. La morte è una specie di sonno – un sonno più profondo. Nascerai di nuovo con un nuovo corpo, con un meccanismo nuovo dotato di nuove caratteristiche, di nuove possibilità, di nuove sfide. Questo corpo è vecchio e bisogna lasciarlo. È solo la tua abitazione.

…la morte non è una nemica ma un’amica. La morte ti dà riposo. Sei stanco, hai vissuto la tua vita, hai conosciuto tutte le gioie che si possono conoscere nella vita, la tua candela si è completamente consumata. Ora vai nell’oscurità, riposa per un po’ e poi potrai nascere di nuovo. La morte ti darà una vita nuova, più fresca. Quindi la prima cosa è: la morte non è una nemica.

La seconda è: la morte è la più grande esperienza della vita, se riesci a morire consapevolmente. E puoi morire consapevolmente solo se non ti opponi ad essa. Se ti opponi, sorgerà un grande panico, una grande paura. Quando sei così spaventato che la paura diventa intollerabile, esiste un meccanismo naturale nel corpo che rilascia delle sostanze che ti rendono inconscio. C’è un punto al di là del quale non è possibile sopportare, perdi coscienza. Quindi milioni di persone muoiono inconsciamente e mancano un momento importante, il più importante di tutti. È samadhi, è satori, è la meditazione che ti accade. È un grande dono.

Se rimani vigile puoi vedere che non sei il corpo… Sarai costretto a vederlo, perché il corpo scompare. Riuscirai facilmente a vedere che non sei il corpo, che sei separato. Poi vedrai che sei separato anche dalla mente. Allora la mente scomparirà. Alla fine sarai solo una fiamma di consapevolezza, e questa è la più grande benedizione possibile.

Quindi la prima cosa: non pensare alla morte negli stessi termini in cui pensi alla malattia e alla sofferenza.

La seconda cosa: la malattia e la sofferenza sono un male perché accadono solo quando non sei naturale. Qualcosa è andato per il verso sbagliato. La salute è naturale, la morte è naturale, ma la malattia non lo è. La malattia è solo un’indicazione che qualcosa non va nella tua natura. Ad esempio, hai mangiato troppo e hai mal di stomaco. Il dolore non è naturale: hai fatto una cosa innaturale. Non hai dormito per due o tre giorni, perché correvi dietro ai soldi… oppure eri candidato in una elezione e non riuscivi a dormire, o non avevi abbastanza tempo per dormire.

Ora la tua testa… come se volesse scoppiare. Ma questo è solo un sintomo. La natura ti sta dicendo: ‘Torna da me. Ti sei allontanato troppo’. Molte malattie si presentano solo quando siamo in qualche modo persi rispetto alla natura. Se l’uomo vivesse naturalmente non ci sarebbero malattie. E la natura è così gentile che non grida, anzi bisbiglia. La natura è molto silenziosa, la sua è una voce sottile, delicata. Continua a dirti: ‘Non farlo, non farlo, non farlo’, e continua a sopportare. C’è un punto oltre il quale non può più sopportare e scoppia la malattia.

Cosa deve fare il medico? In Oriente il medico non combatte la malattia, non gli si chiede di distruggere la malattia. Il medico deve solo riportare la persona alla natura.

Il medico non corregge la natura, corregge l’uomo. È una prospettiva completamente diversa. Il medico non corregge la natura, la natura è sempre corretta. Ma a volte l’uomo può sbagliare, perché è libero. Il medico corregge l’uomo.

Il medico non va contro natura, ma riporta le persone alla giusta via… e ricorda sempre che un medico non guarisce mai, non può guarire. Può solo far sì che la forza guaritrice diventi disponibile per il paziente. È il Tutto che guarisce, non il medico e nemmeno la medicina. La medicina e il medico e l’ospedale servono a riportare la parte più vicina al Tutto, dove la guarigione può accadere. Medico e medicine sono solo degli strumenti.

Sufis: The People of the Path, Vol 2 #6

Non negare la morte

È un esperienza necessaria

La morte è il punto in cui il sapere fallisce e ti apri all’essere – questa è stata l’esperienza buddhista nei secoli. Buddha consigliava ai suoi discepoli, quando qualcuno moriva, di andare a vederlo e di osservare il corpo mentre bruciava sulla pira: ‘Meditate là, meditate sulla nullità della vita.’ La morte è il punto in cui il sapere fallisce e quando fallisce il sapere, fallisce la mente. Quando la mente fallisce c’è la possibilità che la verità penetri in te. Ma la gente non lo sa. Quando qualcuno muore, non sapete cosa fare, vi sentite in imbarazzo; viceversa, quando qualcuno muore è un grande momento per meditare.

Penso sempre che ogni grande città avrebbe bisogno di un ‘Centro della Morte’. Quando qualcuno sta morendo, quando la sua morte è davvero imminente, dovrebbe essere trasferito nel ‘Centro della Morte’. Dovrebbe essere un piccolo tempio nel quale la gente, seduta intorno al moribondo, possa entrare in profonda meditazione e aiutarlo così a morire e tutti dovrebbero unirsi all’essere che scompare nel nulla. Quando qualcuno scompare nel nulla si sprigiona una grande energia. Si sprigiona l’energia che gli apparteneva e che lo circondava. Se siete intorno a lui in uno spazio di silenzio, potete fare un’esperienza intensissima. Nessuna sostanza psichedelica potrebbe darvi questa esperienza. Il morto sprigiona naturalmente una grande energia: se siete in condizione di assorbire quell’energia potete condividere con lui una specie di morte. E potete sperimentare l’assoluto – la sorgente e la meta, l’inizio e la fine.

‘L’uomo è l’essere attraverso il quale il nulla entra nel mondo, afferma Jean-Paul Sartre.

Heidegger, e così pure Kierkegaard, affermano che il nulla crea spavento. Questa è soltanto la metà della storia: infatti queste due persone sono soltanto dei filosofi – ecco perché in loro crea spavento.

Se interrogate Buddha, Mahakashyapa, Nagarjuna, se interrogate me, ottenete la visione che la morte crea spavento soltanto se osservata in modo parziale, ma se osservata in senso assoluto, totale, la morte risulta la liberatrice da ogni timore, da ogni angoscia, da ogni ansia, vi libera dal samsara.

Cominciate a meditare sulla morte. Ogniqualvolta sentirete avvicinarsi la morte, entrate in essa – attraverso la porta dell’amore, attraverso la porta della meditazione, attraverso la porta di un moribondo. E se in un giorno qualsiasi – e quel giorno arriverà – sarete in punto di morte, ricevetela con gioia, come una benedizione. Se riuscirete a ricevere la morte con gioia, come una benedizione, raggiungerete la vetta più alta della vita, perché la morte è il crescendo della vita. La morte nasconde in sé il massimo dell’orgasmo, perché in essa è nascosto il massimo della libertà.

La morte significa che tu fai l’amore con il divino, oppure che il divino fa l’amore con te. La morte è l’orgasmo cosmico, totale. Perciò abbandona tutte le idee che hai sulla morte – sono pericolose. Ti rendono un antagonista rispetto alla massima esperienza che è necessario tu viva. Se mancherai l’esperienza della morte, rinascerai un’altra volta. A meno che non impari il modo per morire, rinascerai ancora e ancora e ancora. Questa è la ruota, samsara, il mondo. Una volta che avrai conosciuto il massimo orgasmo, per te non sarà più necessario rinascere: scomparirai e rimarrai in quell’orgasmo per sempre. Non rimarrai tu, non rimarrai come un’entità, non rimarrai definito e identificato in qualcosa. Rimarrai come Tutto, non come una parte.

Tratto da: Osho, Il Sutra del Cuore, Ed del Cigno

Il prossimo spunto di riflessione per te dopo aver ascoltato il canto https://www.joytrainer.it/voglio-sempre-di-piu/

Buon ascolto a questo punto: apri il tuo cuore

 

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