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Trauma emotivo: lettera ad un allenatore.

Trauma emotivo: lettera ad un allenatore.
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TEMERE LA VICINANZA

Riporto uno scritto, una lettera del 2022, che ho inviato via mail ad un allenatore professionista dopo un incontro conoscitivo avvenuto online su Zoom 

Ciao Mario (nome inventato)

Grazie del tuo prezioso tempo e della tua disponibilità al confronto.

Troverai in allegato la mia presentazione in cui potrai leggere il metodo e approccio, le mie competenze.

Dopo il breve confronto con te ho sentito la necessità di mettere nero su bianco queste riflessioni che ti riporto.

Ci ho messo quasi tre ore per scriverti e sono felice di questo tempo speso.

Ci ho pensato più volte se inviarti questa mail un pò come se fossi in guerra con la mia coscienza superiore.

Sono giunto alla conclusione che l’unica ragione per cui mi dibattevo nell’incertezza, se inviartela o meno, era perché avevo permesso alla paura di invadere il mio mondo interiore.

Incomincio da qui.

 

IL TRAUMA EMOTIVO RESPINGE LA VICINANZA

 

Esistono “angeli custodi” nella vita di ogni essere vivente.

Esistono angeli custodi che si manifestano nei momenti cruciali della nostra vita.

Accade a tantissime persone.

Ci sono individui che si rivolgono a Dio, all’Universo.

Tuttavia quando l’aiuto si manifesta, una gran parte di questi individui non ricorda la richiesta che ha fatto.

A volte succede che un aiuto si manifesti in una forma e modalità diversa da quella che uno si aspetta e anche per questo non si hanno occhi e cuore per coglierla.

Osservo quanto in generale sia difficile per un allenatore fermarsi.

Alcuni si fermano davanti ad apparenti insuccessi, altri lo fanno davanti alle vittorie, altri invece sono capaci di fermarsi a prescindere dal risultato.

Mentre scrivo per te, sento quanto mi farebbe piacere far giungere queste parole ai tanti allenatori che come te  non si danno pace rispetto a quanto stanno vivendo.

I tuoi pensieri, le tue parole, le scelte che stai facendo sono mosse dalla paura o dall’amore?

Le scelte che vengono fatte da uno spazio di amore scacciano la paura e generano un grandissimo senso di pace.

  • Quante scelte i tuoi giocatori fanno da uno spazio di paura?
  • Quante scelte vengono fatte per cercare di dimostrare il proprio valore?
  • Tu come allenatore da quale spazio fai le tue scelte?

Ricordo a te mentre lo ricordo anche a me che l’amore non è stressante e tutto ciò che genera stress viene dalla paura.

Paura di perdere, paura di deludere,  paura di…

Non può esserci libertà sul campo da gioco così come nella vita se c’è paura.

 

LA PAURA DELLA VICINANZA ATTIVA L’INTEPRETAZIONE

 

 

Hai mai pensato a come pensano i tuoi giocatori?

Hai mai preso coscienza che ciò a cui  pensano, influisce sul clima emotivo della squadra, sul modo di giocare?

Non voglio fare nessun tipo di formazione in questo momento sono solo spunti di riflessione.

Portare l’Amore nel mondo dello sport  significa aprire gli occhi sul grandissimo tema della competizione, mi spiego meglio con queste righe.

“Non c’è dubbio che tutta la nostra società sia basata sul cardine portante della competizione, che soddisfa il bisogno di autoaffermazione, di successo e di potere.
Essa ha fatto della nostra vita una lotta costante.
L’affermazione che occorre trasformare la competizione in amore è vera, ma così generica da diventare poco comprensibile nella sua amplificazione. Se, invece, diciamo che si può trasformare la competizione in cooperazione, questo assume un aspetto di possibilità e attuabilità.
Per attuare la cooperazione bisogna agire insieme”.
Francesco e Gabriella Varetto
Se cerchiamo di togliere dalla nostra vita tutto ciò che non risponde a questo profondo bisogno di amore, vedremo che essa avrà la capacità e la possibilità di trasformarci profondamente.
Ecco cosa occorre fare per tenere viva questa consapevolezza: Amare
Una persona chiese a un monaco vietnamita Thich Naht Han, “Ma che cosa vuol dire amare?
Per noi è difficile capirlo”, rispose :
” Amare vuol dire essere presenti, ed essere consapevoli di quello che noi stiamo facendo”.
TRAUMA EMOTIVO: LA PAURA DELLA VICINANZA NON TI PERMETTE DI STARE NEL MOMENTO PRESENTE
Essere presenti vuol dire dare agli altri la certezza della nostra presenza, della nostra attenzione e della nostra consapevolezza.
Se noi riusciamo a realizzare questo conseguimento siamo sulla strada giusta.
Essere presenti vuol dire esserci tutte le volte che le altre persone hanno bisogno di qualcosa; vuol dire essere pronti ad ascoltare e a condividere quello di cui hanno bisogno.
È difficile per chiunque e anche per te portare i concetti che velocemente ieri ti ho esposto, visto il poco tempo che avevi a disposizione e in cui siamo stati insieme, al tuo presidente o general manager di riferimento.
Diventa controproducente se il primo a non averli compresi sei tu.
Ci vuole un tempo di qualità e di disponibilità per creare una relazione autentica e per comprendere alcune cose.
Prendersi la responsabilità dei propri stati d’animo significa sentire la tua forza interiore
Prendersi la responsabilità dei propri stati d’animo significa osservare che cosa facciamo, cosa pensiamo, che  cosa succede di fronte a eventi improvvisi, inaspettati, piacevoli.
Sarebbe tutto più semplice nelle relazioni, se le parti coinvolte si prendessero la responsabilità dei propri stati d’animo: per quello che esprimono  e per quello che decidono di reprimere.
NEL TRAUMA EMOTIVO SPESSO NON C’E’ SPAZIO PER L’ALTRO
Ci sono e ci sei tu: lo vedi?  Questo è il punto!!
Riesci a vedere che ci sono anch’io?
Dopo un evento traumatico, il nostro sistema nervoso e di credenze cambia.
La vita si organizza spesso intorno a quella ferita non trasformata.
Cosa succede se con queste informazioni compromesse nel proprio sistema nervoso, si entra in contatto con altri esseri umani?
Chi diventa l’altro?
Cosa riusciamo a cogliere dell’altro? Lo vediamo per quello che è?
Come gestire il proprio conflitto e il proprio dialogo interiore? Deve essere l’altro a mettermi a proprio agio?
Dovremmo imparare a tracciare una mappa fisiologica di come  funziona  il nostro corpo nel qui e ora, per comprendere il nucleo di dolore che trattiene e lo stato di allerta in cui vive.
Siamo così focalizzati sugli eventi che non comprendiamo che è il nostro corpo che ha bisogno di cure e attenzione.
Focalizzarci sull’evento o sulle persone che potrebbero a nostro dire averci fatto soffrire genera solo una mentalità da vittima (non voglio prendermi la responsabilità di quello che vivo e il rischio di attivare un cambiamento).
Le nostre relazioni sono un grande indicatore della qualità della  nostra vita.
Più in generale se osserviamo le relazioni possiamo osservare lo stato di crisi in cui oggi si trova l’umanità.
TRAUMA EMOTIVO: DA DOVE TRAE ORIGINE IL CONFLITTO
“Dal momento che gli esseri umani si identificano sempre più con la mente, la maggior parte dei rapporti affettivi non è radicata nell’essere e pertanto si trasforma in una fonte di dolore e finisce con l’essere dominata da problemi e conflitti.
Tuttavia ogni crisi rappresenta non solo un pericolo ma anche un’opportunita.
L’opportunità nascosta in una crisi non si manifesta finchè tutti i fatti di ogni data situazione non vengono riconosciuti e pienamente accettati.
Finchè li neghi, finchè cerchi di sfuggire loro o desideri che le cose siano diverse, la finestra dell’opportunità non si apre e tu resti intrappolato in quella situazione, che rimarrà immutata o peggiorerà nel tempo.
Svolta e’ accettare che la relazione esiste per renderti consapevole invece che felice.
Per chi si attiene a vecchi schemi non ci sarà altro che  crescente dolore, violenza, confusione e follia”.(Tolle)
Dove confluisce tutto il dolore?
Il rifiuto di voler guardare in faccia il  proprio dolore, di riconoscerlo, di affrontarlo e superarlo confluisce anche nella dipendenza.
Ogni dipendenza comincia e finisce con il dolore: a prescindere dalla sostanza di cui sei dipendente (alcol, cibo, droga, farmaci, il tuo partener, ore di lavoro, ore di allenamento in più) stai usando qualcosa o qualcuno per nascondere il tuo dolore.
Ecco perché dopo l’iniziale euforia che può essere causata dall’arrivo di un nuovo partner ,oppure  quando si arriva in una nuova societa’ sportiva, oppure quando si cambia professione, c’è così tanta infelicità, così tanto dolore.
Tutte le nostre relazioni sono una grandissima opportunità per evolvere.
Anche il ruolo che rivesti nella tua attuale societa’ sportiva è una opportunità per la tua evoluzione.
Potrebbe emergere dolore e infelicità che risiedono già in te.
Tutte le dipendenze arrivano a un punto in cui non fanno più effetto, e allora avverti il dolore con maggiore intensità rispetto a prima.
Anche allenare può diventare una dipendenza.
Questo è il motivo per cui la maggior parte delle persone cerca sempre di sfuggire  al presente, ricercando una qualche forma di salvezza nel futuro. La prima cosa che potrebbero incontrare si si focalizzassero sull’adesso è la loro stessa sofferenza ed è proprio quello che temono.
La soluzione non è uscire dal quel contesto dove si e’ creato il disagio e nemmeno evitare le relazioni per schivare il dolore.
Il dolore c’è comunque.
Bisognerebbe darsi la possibilità di imparare ad apportare una intensa presenza di amore e di gioia dentro di sé, ma non bastano queste parole occorre fare esperienza nel corpo.

Il dolore che le persone avvertono nel corpo quando incominciano a fare silenzio a stare in compagnia di sé stesse… sono tutte armature, resistenze all’amore, conflitti irrisolti, traumi parcheggiati.

Nel campo dell’amore e dello Spirito sei invitato a lasciarle andare, puoi darti il permesso di lasciare andare.

Nel campo dell’amore e dello Spirito è necessario essere vulnerabili per progredire, contattare il cuore e fare esperienza dell’Amore.

Il mondo invece ti invita a fare il contrario perché il mondo non sa amare.

Dunque molte persone si rifugiano nella meditazione, altre indossano una maschera che li separa dalla loro vera natura per andare nel mondo…è anche per questo che si ammalano o parlando dei giocatori rischiano di infortunarsi o di non avere sufficiente energia a disposizione.

 

USCIRE DAL TRAUMA EMOTIVO E DALLA PAURA DELLA VICINANZA

 

Come ti dicevo all’inizio di questa lettera siamo circondati  ogni giorno da persone ed eventi che possono condizionare in meglio la nostra vita.

Ricordo come la pagina di un libro letto abbia condizionato  alcune persone  nella scelta del loro piano di studi;  come la visione di un film sia stato l’inizio per chiedere scusa a una persona cara; un confronto serio e autentico con l’inizio di….

Ogni giorno l’Universo ci sostiene ma non siamo disponibili a cogliere questi segnali.

L’Essere umano è cieco non vede, è arrogante e si crede onnipotente ed è molto affezionato al suo dolore.

Concludo dicendoti che il sistema nel quale ognuno di noi è inserito è perfetto.

Ci mostra chi siamo, chi attiriamo, cosa siamo chiamati a trasformare e anche cosa siamo chiamati a esprimere.

Chi si apre a questo livello di consapevolezza svolta, chi non lo comprende resiste, persiste e poi cosa succede?

Dopo la fine c’è un inizio.

Ancora una volta ti rinnovo la mia stima e il mio bene.

Con amore, felicissimo 2022

Angelo

“Chi segue i propri sogni “incontrerà un inatteso successo in situazioni normali”.

Penso che Therau, con questa citazione, volesse dire che, se restate allineati con  l’immagine più alta di voi stessi, il successo di fatto vi inseguirà.

Processo di allineamento, questo è la parola chiave. Restate connessi alla vostra Sorgente creativa e otterrete il potere di quella Sorgente, perchè voi e Dio siete un’unità”.

Wayne Dyer

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“Prendi una buona idea e mantienila. Inseguila, e lavoraci fino a quando non funziona bene.”

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