I conflitti della mente

E’ possibile uscire dai condizionamenti della mente?
Quanto e quando il mio conosciuto diventa un problema?
Quanto incide tutto questo sulla direzione che sto dando alla mia vita?
Ti invito a lasciare entrare queste potenti parole e riflessioni.
Di J. Krishnamurti
“Vi prego di ascoltare ciò che dico, ma non solo a livello intellettuale e verbale, perché in quel caso avrebbe ben poco senso.
Potete snocciolare una gran quantità di discorsi, leggere tutti i testi sacri del mondo, ma sarà inutile perché non sarà collegato alla vostra vita, alla vostra esistenza quotidiana.
Cos’è il nostro vivere? Cos’è che chiamiamo la nostra esistenza?
Molto semplicemente, non in senso filosofico, è una serie di esperienze piacevole e dolorose, e noi vorremmo evitare i dolori e rimanere aggrappati ai piaceri.
Il piacere del potere, di essere un grande uomo, in un grande mondo, il piacere di dominare il proprio marito o la propria moglie, il dolore, la frustrazione, la paura e l’ansia causati dall’ambizione, la bassezza nell’adulare i potenti, e via dicendo.
Il nostro vivere quotidiano non è composto da tutto questo. Vale a dire, ciò che chiamiamo vivere è una serie di ricordi appartenenti all’ambito del conosciuto; e quando la mente non è libera dal conosciuto, il conosciuto diventa un problema.
Operando nell’ambito del conosciuto, il conosciuto che è sapere, esperienza e ricordo di quell’esperienza, la mente dice: “devo conoscere Dio”. Così basandosi sulle proprie tradizioni, sulle proprie idee, essa proietta un’entità che chiamiamo “Dio”; ma quell’entità è il risultato del conosciuto, e rimane nell’ambito del tempo.
Pertanto, solo quando la mente sara’ completamente libera dal conosciuto potrete scoprire se vi sia o no Dio con chiarezza, verità, con un’autentica esperienza.
Tutto ciò che la mente può fare è indagare se sia possibile liberarsi dal conosciuto.
Liberarsi dal conosciuto significa essere completamente liberi dagli effetti del passato, dall’ intero peso della tradizione.
La mente stessa è il prodotto del conosciuto, messa insieme dal tempo nella forma del “me e “non me”, che è il conflitto della dualità.
Conoscendo il contenuto della mente nella sua totalità, i suoi rifiuti, le sue resistenze, le sue attività atte a disciplinare, i suoi svariati sforzi per garantire la sicurezza, tutte cose che limitano e condizionano il suo pensiero, può la mente, intesa come un processo integrato, essere totalmente libera di scoprire ciò che è eterno?
Perché senza quella scoperta, senza l’esperienza di quella realtà, tutti i nostri problemi e le loro soluzioni portano soltanto maggiore infelicità e maggiori disastri.
Questa è una cosa ovvia che potete riscontrare nella vita di tutti i giorni.
Nella vita individuale, in quella politica e internazionale, così come in tutte le attività, generiamo una sempre maggiore discordia, il che è inevitabile dal momento che non abbiamo fatto esperienza di quello stato di religione che si sperimenta solo quando la mente è libera.
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Colui che è ambizioso in senso mondano desidera fortemente ottenere dei risultati, avere successo, diventare famoso, ed esercita la volontà a beneficio della propria presunzione.
Nello stesso modo, noi esercitiamo la volontà per sviluppare la virtù, per raggiungere un cosiddetto stato spirituale. Ma ciò di cui parlo è totalmente differente: è intensamente svuotato di qualsiasi desiderio, di ogni azione intesa alla fuga, di qualsiasi obbligo di essere una cosa o un’altra.
Nell’esaminare quello che dico, state adoperando la ragione, non è così?
Ma la ragione può condurvi soltanto fino a un certo punto, e non oltre. Dobbiamo ovviamente esercitare la ragione, la capacità di pensare le cose in maniera completa senza fermarci a metà strada.
Ma quando la ragione ha raggiunto il suo limite e non può andare oltre, allora la mente non è più lo strumento della ragione, della sottigliezza, del calcolo, dell’attacco e della difesa, perché lo stesso centro da cui nascono tutti i nostri pensieri, i nostri conflitti, ha cessato di essere.
Adesso che avete ascoltato, starete certamente cominciando a essere consapevoli di voi stessi un momento dopo l’altro durante le varie attività della giornata.
La mente comincia a conoscersi in tutte le sue deviazioni, le sue resistenze, i credo, le ricerche, le ambizioni, le paure, la sua necessità di appagamento.
Rendendosi conto di tutto questo non è possibile per la mente, anche solo per un istante, rimanere totalmente immobile, conoscere un silenzio in cui è libertà?
E quando vi è quella libertà del silenzio, non è la stessa mente l’eterno?
Per sperimentare il non conosciuto, la mente stessa deve essere il non conosciuto.
La mente che conosciamo è il risultato del conosciuto.
Che altro siete se non la somma del conosciuto, di tutti i vostri problemi, le vostre vanità, le ambizioni, i dolori, le soddisfazioni e le frustrazioni?
Il conosciuto è tutto questo, il conosciuto che appartiene al tempo e allo spazio; e fino a quando la mente funziona nell’ambito del tempo, del conosciuto, non potrà mai essere il non conosciuto: può soltanto continuare a sperimentare ciò che ha conosciuto.
Non vi è nulla di misterioso o complicato in questo, sto descrivendo fatti scontati della nostra vita quotidiana. gravata dal conosciuto la mente cerca di scoprire il non conosciuto.
Come potrebbe?
Tutti parliamo di DIO: è una parola usata in ogni religione, in ogni chiesa e tempio, ma sempre come immagine del conosciuto.
Soltanto i pochi, molto pochi, che abbandonano tutte le chiese e i templi e libri, vanno oltre e scoprono.
Al momento la mente è il risultato del tempo, del conosciuto, e quando una siffatta mente si mette in cammino alla scoperta, può scoprire soltanto quello che ha già sperimentato, che è il conosciuto.
Per scoprire il non conosciuto, la mente deve liberarsi completamente dal conosciuto, dal passato, non attraverso una lenta analisi, non rinvangando progressivamente il passato, interpretando ogni sogno, ogni reazione, ma vedendo la verità di tutto questo in maniera completa, istantaneamente, mentre siete lì seduti.
Fintantoche’ la mente è il prodotto del tempo, del conosciuto, non potrà mai scoprire il non conosciuto, che è DIO, realtà, o come volete chiamarlo.
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La mente e’ libera nel momento in cui si rende conto dell’impossibilita’ di trovare il reale, questo straordinario stato del non conosciuto, mentre è appesantita dal reale.
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La mente che raccoglie, che trattiene, che fa tesoro dell’esperienza, non può vivere momento per momento scoprendo il nuovo.
Soltanto quando comprendiamo integralmente il processo del pensare, quando non siamo più prigionieri del nostro stesso pensiero, è possibile che la mente si calmi. Soltanto allora l’eterno può manifestarsi.
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Una delle nostre maggiori difficoltà è senz’altro il fatto che tutti i nostri sforzi avvengono nell’ambito del riconoscimento.
Sembriamo funzionare solo entro i limiti di ciò che siamo capaci di riconoscere, ossia entro l’ambito della memoria; è possibile per la mente andare oltre questo ambito?
Vi suggerisco di osservare la vostra stessa mente mentre parlo, perché vorrei andare più a fondo, e se voi seguite la mera spiegazione verbale senza applicarla immediatamente, la spiegazione non avrà alcun significato.
Se ascoltate e dite: “ci penserò domani, andrà via, non avrà valore. Ma se la vostra attenzione a ciò che viene detto sarà totale e siete capaci di applicarla, che significa essere consapevole dei vostri processi intellettuali ed emotivi, allora vedrete che ciò che dico ha un significato immediato
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Vedete, noi pensiamo di comprendere le cose accumulando conoscenza, paragonando. questa non è certamente la maniera per capire.
Se paragonate una cosa a un’altra, siete semplicemente persi nel paragone.
Potete capire una cosa solo se le date la vostra completa attenzione, e ogni forma di paragone o di valutazione vi distrae.
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Quello che dico è abbastanza semplice. Se siamo capaci di studiarci, di osservarci, cominciamo a scoprire come la memoria cumulativa agisca su ogni cosa che vediamo; noi valutiamo incessantemente, scartando o accettando, condannando o giustificando, cosicchè l’esperienza rimane sempre nell’ambito del conosciuto, del condizionato. Ma se non siamo sottoposti alle direttive della memoria cumulativa, la maggior parte di noi si sente perduta, spaventata, e perciò siamo incapaci di osservarci così come siamo.
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Vedete, noi cerchiamo qualcosa di permanente, permanente in senso temporale, qualcosa che continui, che non finisca mai.
Vediamo che tutto ciò che abbiamo attorno è transitorio, in continuo fluire, nascere, avvizzire e morie e la nostra ricerca è sempre rivolta alla costruzione di qualcosa che duri entro l’ambito del conosciuto.
Ma ciò che è davvero conosciuto non può essere misurato dal tempo, né lo si può trovare nell’ambito del conosciuto. il conosciuto agisce soltanto mediante il pensiero, che è la risposta della memoria alla sfida.
Se mi rendo conto di ciò, e voglio scoprire come smettere di pensare cosa dovrò fare?
Certamente dovrò giungere alla consapevolezza del mio meccanismo di pensiero nella sua totalità attraverso la conoscenza di sé.
Devo vedere come ogni pensiero, per quanto sottile, per quanto elevato o ignobile o sciocco, abbia le sue radici nel conosciuto, nella memoria.
“A questo punto spero capiate perche’ insisto affinchè ognuno di voi si dia il permesso di prendersi in mano per fare un lavoro profondo di riequilibrio sul sistema nervoso, sul campo familiare e spirituale” Angelo Cattaneo
Se avrò una chiara visione di tutto questo, allora la mente, quantunque messa a confronto con un problema immenso, sarà capace di dire: “non so”, perché non ha risposta.
Allora tutte le risposte, siano esse del Buddha, del Cristo, dei maestri, degli insegnanti o dei guru, non avranno significato, perché se lo avessero, sarebbe il frutto di quella raccolta di ricordi che costituiscono il mio condizionamento.
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Quello stato nel quale la mente dice. “Non so”, non è negazione.
La mente ha completamente interrotto la sua ricerca, ha fermato ogni movimento, perché si è accorta che qualsiasi movimento fuori dal conosciuto verso quella cosa che chaiama “non conosciuto”, non è altro che una proiezione del conosciuto.
La mente capace di dire “Non so”, si trova nell’unico stato in cui è possibile scoprire qualcosa.
Ma l’uomo che dice: “Io so”, l’uomo che ha studiato all’infinito le diverse esperienze umane e la cui mente è appesantita dalle informazioni, dalla conoscenza enciclopedica, potrà mai sperimentare qualcosa che non può essere accumulato?”
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