INTERVISTA A FRANCESCO BRIGUGLIO

..l’esperienza presso Elite Athletes ad Anversa mi ha richiamato all’attenzione verso me stesso…
Ciao Francesco, di che cosa ti occupi?
Mi occupo di movimento, di sport e di utilizzo delle potenzialità atletiche: sono un preparatore fisico, e un insegnante di scienze motorie nella scuola secondaria.
Che cosa ti ha spinto a fare questo lavoro?
La mia forte passione verso tutto ciò che è riconducibile al movimento, al gioco, al mondo sportivo e a come può migliorare ognuno in modalità trasversali e sorprendenti.
In sintesi raccontaci il tuo percorso formativo.
A 19 anni scelsi, dopo studi Classici, Scienze motorie invece di Giurisprudenza. Questo perché ho ascoltato ciò che mi faceva battere il cuore. Inziai come allenatore e preparatore di squadre giovanili nelle società della mia città (Bs) e dintorni, poi le esperienze coi professionisti nella pallacanestro e in altri sport. Il tutto restando alla finestra del mondo “scuola” tra concorsi e formazione. Mi ritengo un “insegnante” più che “professore” perché nel mio lavoro, che si parli di scuola, piuttosto che di atleti professionisti o di anziani, ciò che conta è si la conoscenza, ma ancor più la capacità di veicolarla, di trasmetterla, di utilizzarla come uno strumento per entrare in contatto con chi ho di fronte.
So che quest’estate sei stato in Belgio presso…vuoi raccontarci qualcosa?
L’esperienza presso Elite Athletes ad Anversa mi ha richiamato all’attenzione verso me stesso, alle mie origini: alla partenza credevo di essere in cerca di nozioni, di conoscenza che avrei trovato grazie ai tre professionisti che con enorme talento e capacità gestiscono il centro di allenamento che mi ha ospitato. In realtà grazie a Olivier (uno dei 3 fondatori di E.A.) ho riaperto gli occhi su altri bisogni più profondi sui quali mi voglio concentrare.
Qual è a tuo parere la situazione oggi nelle società sportive?
Nella mia realtà esistono tante piccole-medie società (a partire dalla mia, il CUS Brescia Basket) che lavorano onorando i valori in cui credo: rispetto per gli atleti (giovani o adulti), cura nella scelta dello staff non solo in base alle capacità tecniche, ma alla persona che ogni allenatore è. Poi ne esistono di più grandi, magari con una prima squadra di buon livello: qui spesso il settore giovanile è quasi visto come una seccatura: pochissimi investimenti economici, mancanza di un progetto per far crescere veri atleti e persone. Infine le società prestigiose in cui il reclutamento dei giovani mira a scoprire gioiellini nel panorama nazionale e internazionale da inserire il prima possibile in prima squadra. Per uno che ce la fa, ne conosco trenta che si perdono lungo il tragitto. Fa riflettere.
Che cosa può essere e diventare un valore aggiunto secondo te nel percorso formativo di un atleta?
Un atleta è una persona. Con la sua unicità, le sue battaglie, la sua storia. Credere di aver tra le mani della creta da modellare è un errore, a mio avviso. Tecnici e preparatori devono essere accompagnati da professionisti che sappiano insegnare anche ciò che il corpo non dice, o dice in parte, magari con linguaggi che noi professionisti del settore, ancora non sappiamo decifrare appieno.
Ho avuto più volte prova che un rapporto empatico, di fiducia e onestà potenzia gli effetti dell’allenamento, fisico o tecnico che sia.
Che ruolo hanno a tuo parere le emozioni nel processo di apprendimento e concentrazione del giovane atleta ?
I giovani atleti sono immersi in una centrifuga emozionale. Lo sport viene visto, a volte, come valvola di sfogo o come elemento per incanalare certe energie. Posso essere parzialmente d’accordo. Ma credo che se ognuno imparasse a riconoscere e vivere le proprie emozioni, i processi di apprendimento, ancor più se riguardano mente/corpo sarebbero potenziati e resi più semplici.
Dei genitori che cosa ne pensi? Quale ruolo hanno?
Il lavoro più bello e difficile del mondo. Spesso sono la chiave del rapporto con l’atleta.
La tua più grande soddisfazione in questi anni?
Aver creato legami profondi con le persone che desidero nella mia vita, anche se fisicamente lontane da me. Non aver mai smesso di volermi migliorare come persona.
Se avessi una tua società, che cosa faresti di diverso?
Mi farei delle domande diverse. Proverei a cambiare prospettiva sul “perché” fare e non solo sul “come”.
Quali qualità ti riconosci?
Determinazione. Umiltà. Sensibilità.
Che cosa cerca secondo te un adolescente che fa sport?
Possibilità di esprimere la parte di sé che spesso resta sepolta. Guardate qualcuno giocare o praticare uno sport per alcuni minuti, e scoprirete più cose su di lui che in ore e ore di conversazione.
Vuoi salutare qualcuno?
Saluto te Angelo, mio amico e mentore. E tutti quelli che leggeranno questa intervista!



