Sei in ansia o sei nel flusso? Comunicare le emozioni

Quando l’atleta si trova in uno stato di pace e di equilibrio psico-fisico può amplificare e mobilitare le proprie risorse interne in modo diverso da quando è in uno stato di sofferenza emotiva.
Le sue scelte in campo però troppo spesso non sono libere, sono condizionate dalla sua storia, lasciata li. I movimenti risultano essere nodosi, è palese una certa confusione, l’agitazione aumenta a scapito anche della concentrazione. Balza agli occhi dell’allenatore, del genitore e anche degli spettatori più fini, il malessere emotivo, il disagio che l’atleta prova intimamente e che si manifesta nella difficoltà a stare nel flusso di gioco. Tutte le azioni che in allenamento era capace di fare, in partita sembrano quasi essere perdute. Oppure, ed è ciò che spesso accade, il disagio, già percepito in fase di allenamento, in partita risulta incontrollabile.
Supporto tantissimi giocatori che soffrono proprio per questo, con diversi disagi a tutti livelli: dal corpo alla mente. È accaduto anche a te di vivere questa esperienza? Se e come hai comunicato le emozioni che stavi vivendo nel corpo?
Convivere con ciò che si prova e comunicarlo risulta, per molti, quasi una minaccia, un pericolo. Portare fuori, esternare ciò che si sente, per l’atleta rappresenta una possibilità ancora poco nota. Da un lato non è abituato e non è educato a farlo e, dall’altro, anche le figure che ruotano intorno all’atleta spesso non sono in grado di esercitare un ascolto neutro, creare calore e accoglienza, astenendosi dal giudicare o dare consigli. E dunque che cosa ne fa il giocatore di quello che avverte? Il più delle volte reprime ciò che sente e, purtroppo, perde la possibilità di trasformarlo e di stare meglio…oltre che di riuscire meglio!
La comunicazione delle emozioni certo non sboccia all’improvviso sul campo da basket o calcio. È un tipo di comunicazione che spesso non viene sperimentata nemmeno in casa, non viene insegnata a scuola…non ancora, purtroppo! Questo limite genera individui che faticano a stare nel proprio potere personale e a comunicare i propri bisogni.
È qualcosa di nuovo, che va appreso. Il primo passo è riconoscere dentro di sé ciò che si sta vivendo. Il secondo passo è sentire di avere il diritto di esprimerlo, senza sentirsi inadeguati o giudicati. Il terzo passo è mettere in atto un processo di cambiamento, che permetta di sciogliere ciò che limita ed espandere ciò che rinforza.
Ognuno di questi passi è possibile solo se si è nel momento presente, in contatto e in ascolto profondo di quello che si prova, del proprio corpo, delle proprie emozioni e dei propri pensieri.
Il passato è già andato e il futuro deve ancora arrivare. Il presente è l’unico istante in cui esistiamo davvero.
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