Uscire dal gioco dopo un fischio arbitrale: cosa succede al sistema nervoso?

Ti sei mai trovato a vedere una partita di pallacanestro, di calcio, di pallavolo, di pallanuoto?
Che tu sia in tribuna, in panchina o in mezzo al campo avrai sicuramente osservato quante energie se ne vanno e si disperdono quando tu, un tuo compagno o il tuo allenatore protestate.
Mi sono sempre chiesto quale potesse essere il vantaggio nel continuare a protestare o lamentarsi.
Lo chiedo ora anche a te!
L’arbitro ha fischiato e non tornerà sui suoi passi, salvo casi eccezionali.
Chi protesta lo fa perché non è in grado di gestire emotivamente uno stimolo esterno, in questo caso un fischio arbitrale.
Chi protesta ed entra nella lamentela si lascia condizionare e perde il suo potere, non è più nel suo potere personale.
Conferisce potere all’altra persona non accorgendosi di svuotarsi in termini di energie.
L’atteggiamento di lotta, di protesta, di lamentela non è da ricondursi alle sole parole che vengono espresse.
Anche il dialogo interiore come meccanismo della mente esaurisce, impoverisce, indebolisce quando vi è accanimento.
Che cosa si ripete il giocatore che si sta lamentando nella propria testa?
Che cosa accade nel corpo di chi sta protestando?
Il giocatore o allenatore che si lascia condizionare da un evento ritenuto ingiusto, energeticamente scompare.
Quando un fischio arbitrale è troppo attivante per il sistema nervoso del giocatore o dell’allenatore si attiva una risposta difensiva.
La protesta e la lamentela appartengono alla risposta difensiva di attacco.
Una domanda che potrebbe essere utile porci è la seguente: come funziona il sistema nervoso del giocatore o dell’allenatore prima di quell’evento?
Come si comporta quella persona di fronte alle difficoltà o imprevisti nella sua vita?
Il sistema nervoso simpatico attiva una risposta di fuga, lotta e quando intervengono entrambi di congelamento (immobilità).
La protesta confluisce nella lamentela e in molti casi diventa l’unica opzione per gestire uno stimolo ritenuto troppo attivante.
La risposta di molti atleti e allenatori dopo un fischio arbitrale, risulta essere fissa, rigida, prevedibile, poco flessibile, ripetitiva.
La protesta o la lamentela non è sotto il controllo del cervello razionale, tutto risulta essere veloce e automatico.
Per modificare questo tipo di atteggiamento, non è sufficiente trattenersi da una reazione visibile di protesta.
La contestazione può essere visibile agli occhi di tutti o può essere vissuta profondamente nel corpo e nella mente nel più grande e assoluto silenzio.
Come uscirne?
Quel che occorre fare è prendere uno alla volta , tutti gli elementi in cui il sistema nervoso registra gli eventi: sensazioni fisiche, emozioni, comportamenti, impressioni, significato, e verificare in questo caso, cosa succede nel sistema nervoso dell’atleta o dell’allenatore quando l’arbitro fa un fischio ritenuto non corretto.
La ribellione è un indicatore di come il fischio arbitrale risulti essere un grande attivatore per il sistema nervoso del giocatore o dell’allenatore.
Quando questo qualcosa risulta essere troppo attivante tutti gli elementi descritti sopra si accoppiano velocemente tra di loro. Questi elementi si legano, si uniscono e molto spesso vanno a pescare tra i conflitti interiori, paure, traumi irrisolti di quell’individuo.
Non c’è spazio tra una sensazione fisica, emozione, immagine e il significato che l’individuo sta dando a quell’esperienza.
Un fischio è solo uno fischio, ma per molti un fischio è riconducibile a una ferita di ingiustizia, a un confine non rispettato, a uno stop, a un rifiuto.
A cos’altro?
Un fischio arbitrale può ricondurre il giocatore inconsciamente e velocemente a un’esperienza del passato o a uno scenario catastrofico proiettato sul futuro.
Un fischio arbitrale può avere il significato di allerta, può attivare ed essere collegato a una sensazione di costrizione nel petto o di rigidità nelle gambe.
Il fischio arbitrale è dunque l’attivatore, e se l’attivazione risulta essere molto alta (anche in virtù di un sistema nervoso che è già sregolato) avremo una risposta come dicevo in precedenza che è fissa, prevedile.
Tutti gli elementi che il nostro sistema nervoso registra in quel preciso momento (sensazione fisiche, emozioni, il significato che do a quell’esperienza) risultano essere troppo associati, appiccicati, uniti, legati tra di loro, impilati e la risposta che ne consegue è una risposta reattiva.
La persona in questione, dovrà farsi aiutare da un esperto per disaccoppiare gli elementi sopra descritti.
Non se ne esce dicendo al proprio atleta “calmati” o imponendosi di stare zitti.
Il corpo ricorda tutto quello che reprimiamo!
Ho visto molte squadre perdere proprio perchè alcuni giocatori energeticamente scompaiono dopo un fischio arbitrale ritenuto ingiusto.
Si innescano subito dopo scelte veloci, confuse, movimenti contratti, tiri fuori tempo.
Tutte le ore passate a fare tattica o sedute atletiche non servono più a niente a quel punto.
Chi educa i propri giocatori a tutto questo?
Se un giocatore non è in grado di accorgersi che si sta autosabotando chi può stimolarlo a farsi aiutare?
Se fosse l’allenatore ad aver bisogno di aiuto chi si darebbe il permesso di farglielo notare con amore?
L’obiettivo a questo punto è quello di riuscire a riconoscere il proprio disagio.
Solo a questo punto sarà possibile rivolgersi ad un esperto per farsi aiutare.
Le parole chiave da ricordare sono: disaccoppiare e completare gli impulsi bloccati e trattenuti nel corpo.
Seconda parte
https://www.joytrainer.it/seconda-parte-uscire-dal-gioco-dopo-un-fischio-arbitrale/
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