Seconda parte – Uscire dal gioco dopo un fischio arbitrale

Dopo un evento che definiamo “impattante” nella vita del giocatore o allenatore (ricordo che il trauma non è nell’evento ma in quello che ha registrato il sistema nervoso) dobbiamo chiederci: “quali sono gli impulsi nel corpo che sono rimasti bloccati e quali sono quelli rimasti incompleti”?
Dopo un evento emotivamente intenso, parte dell’energia dell’atleta resta bloccata nel passato e proiettata sul futuro.
Per lo sportivo in questione, questo significa avere meno energia a disposizione.
Quando guardiamo un’atleta giocare e un allenatore allenare, noi non sappiamo esattamente cosa abbiano vissuto nel passato ma possiamo riconoscere attraverso il momento presente, cosa del passato non è stato risolto e vi è rimasto appiccicato.
Nella prima parte dell’articolo descrivo quali principali meccanismi di difesa si attivano.
Se non lo hai ancora letto, fermati e riparti da qui: https://www.joytrainer.it/uscire-dal-gioco-dopo-un-fischio-arbitrale-cosa-succede-al-sistema-nervoso/
Ora, la conoscenza di questi e altri aspetti non ti cambierà la vita. Potrebbe tuttavia aiutarti a comprendere come funzioni e quale strada percorrere per stare meglio con te stesso e con gli altri.
E’ bene sapere che per riorganizzare il vostro sistema nervoso non sarà utile leggere l’ennesimo libro.
Dovete lavorare direttamente sul vostro sistema nervoso.
A tal proposito, ecco cosa propongo: https://www.joytrainer.it/riequilibrio-sistema-nervoso/
Arrivati a questo punto vorrei fare con te alcune riflessioni.
Che cosa si potrebbe fare insieme?
Un lavoro sullo staff, sugli atleti sul sistema nervoso!
Sarebbe meraviglioso se nella lettura di questi due articoli prendessi coscienza delle tue paure.
Nelle società sportive aleggiano ancora un sacco di paure.
Queste si camuffano nelle parole e nelle frasi utilizzate per descrivere il problema.
La paura esclude, attiva il senso di sfida, il dubbio.
Il movimento di paura è un movimento di chiusura, non di apertura.
Gran parte dei giochi tattici , ad esempio, non funziona come dovrebbe o potrebbe perché gli allenatori misurano l’efficacia dello schema, i suoi vantaggi e non si interrogano sul funzionamento del sistema nervoso della squadra e del singolo componente.
Che ne pensi?
Anche il modo di comunicare o di non comunicare non è dettato dal caso. E’ collegato , ancora una volta, al funzionamento del sistema nervoso.
Quali regole ha il sistema in cui sei inserito? Sei tu che ti sei adattato a quel sistema, o che cos’altro sta accadendo?
Molti progetti non vengono letti e nemmeno presi in considerazione. Diverse persone vengono escluse. Ecco che il sistema si protegge anche in questo modo.
Personalmente non so cosa stia accadendo nella testa del mio interlocutore quando mi dice “non ho tempo” oppure “sarebbe bello…ma la vedo dura” o ancora “stiamo attraversando un momento difficile”, “sentiamoci più avanti ora non è il momento”, “ci penso e ti faccio sapere”(ma la risposta non arriva mai), “non voglio farti perdere tempo, grazie”…
Che cosa c’è qui dentro? Dentro queste frasi? Quali bisogni si nascondono?
Quali vissuti emotivi?
Il sistema continua a ripetere anche gli stessi errori o ad attirare con sfumature diverse gli stessi scenari.
Passano gli anni, gli allenatori, i presidenti…e nulla cambia.
Anziché esonerare l’allenatore, cambiare ogni anno diversi giocatori, rimuginare all’infinito sull’obiettivo non raggiunto…che cosa si potrebbe fare di diverso?
Che cosa fare?
Se senti la chiamata a fare qualcosa di diverso, cerca il mio numero di telefono, lo trovi nella pagina contatti del sito www.joytrainer.it
Se invece ti stai ripetendo “è difficile”, “non dipende da me”, “ho altre priorità”, puoi prendere coscienza dello stato emotivo di cui forse sei ancora in ostaggio e nel quale ti stai identificando.
Se gli scenari si ripresentano, cosa fare?
Continuare a subire? Andarsene?
Non è detto.
In alcune circostanze potresti essere in grado di aiutare alcune delle persone che ti circondano:
- a prendere coscienza di come funzionano, di come si comportano
- a percepire, quando agiscono , da quale stato emotivo sono condizionati
- a domandarsi se è chiaro quali siano i loro bisogni non soddisfatti
- a riconoscere le convinzioni di quel momento
- a osservare cosa temono possa accadere se…
- a rilevare come gestiscono abitualmente i propri timori e i conflitti all’interno delle relazioni
Ma non potrai aiutare nessuna di queste persone se tu per primo non ha fatto i conti col tuo, di disagio. (E’ stata una lunga digressione , che spero vi sia utile).
Torniamo ora al tema centrale del sistema nervoso.
Non si può intervenire durante la gara e sperare ogni volta nella giocata risolutrice alla Jordan.
Questo tipo di lavoro preventivo sul sistema nervoso è invece di grande utilità per tutti: allenatori, staff, atleti.
Da qui, serve assoluta disponibilità per procedere.
Per dare inizio o completare quegli impulsi trattenuti nel corpo (sensazioni fisiche, emozioni, ciò che avrei voluto fare, cosa mi sono impedito di fare…) a seconda della risposta difensiva utilizzata, è fondamentale prima di tutto aiutare la persona a recuperare il proprio senso di orientamento.
Ristabilire il senso di orientamento è fondamentale.
In particolare la capacità di orientarsi nello spazio e di sentirsi al sicuro nello spazio in cui ci si trova.
Talvolta, in virtù di questo mancato equilibrio, chi scende in campo si aspetta un pericolo, percepisce alcune situazioni come pericolose o potrebbe anche spingersi verso scelte molto audaci e azzardate.
Quale sarà dunque la risposta del giocatore o allenatore di fronte al prossimo fischio arbitrale?
A livello razionale quali sono i vantaggi della protesta?
Investire energia nella protesta significa sottrarla all’obiettivo.
Esiste un modo diverso dalla protesta per sentirsi al sicuro?
Certo che si: il mio scopo è dunque quello di aiutare il cliente a sentire nel corpo come può sentirsi al sicuro anche senza protestare.
- Quali emozioni ci sono nella protesta?
- Quali emozioni la precedono?
- Quali pensieri?
- Poco prima della protesta cosa succede nel corpo?
Roberto, lo chiamerò così, è un’atleta di 24 anni e si accorge di perdere lucidità ed energia dopo certi fischi arbitrali.
Al fischio arbitrale che a suo dire è ingiusto (attiva ferita di ingiustizia e umiliazione)
La carriera di Roberto è ora ad un bivio: le sue capacità tecniche e atletiche sono notevoli e gli vengono riconosciute. Tuttavia alcuni contratti sfumano.
Quello che gli viene detto è di “non essere un’atleta affidabile” nei momenti in cui la partita diventa calda e si va a determinare il risultato.
Ora non pensiate che nelle vostre squadre vi siano molti “Roberto”.
La reazione a un fischio arbitrale è diversa in ciascuno.
Osate pensare a quegli atleti che smettono di difendere dopo un fischio. A chi si riempie la testa di affermazioni sminuenti o giudicanti, a chi smette invece di attaccare con convinzione…
N.B. il fai da te non ti porta da nessuna parte. E’ importante chiedere aiuto ad un esperto.
Che cosa succede ogni volta che entri nel movimento della protesta?
Sei più concentrato sul problema o sul tuo obiettivo?
Quanto sei in grado di stare nel momento presente?
Diciamocelo … non vivi più nel momento presente!
Esci dal flusso, da quello stato di concentrazione e grazia.
Ti metti nella condizione di uscire dal tuo centro.
Conferisci potere al fischio dell’arbitro e all’avversario.
E ancora…reagisci o regredisci di fronte a un fischio arbitrale?
In quale spazio/tempo ti porta?
Dove ti proietti?
La tua capacità di risposta a un fischio arbitrale ci dice quanto il tuo sistema nervoso sia in equilibrio oppure no.
Ed è bene uscire dall’idea che nel tuo ambiente “tutti fanno così”.
Generalmente c’è un sacco di energia imprigionata e trattenuta nel passato che necessita di essere recuperata.
Occorre anche sottolineare che le risposte difensive del nostro sistema nervoso non sono mai sbagliate.
Quando invece è bene accorgersi che stanno diventando disfunzionali?
Quando la risposta difensiva alla minaccia è sempre la stessa. Quando si è in allerta ancora prima che un evento si verifichi. Quando si è sfidanti. Quando si è diventati evitanti.
Ho visto partite degenerare, squadre perdere un sacco di energia a disposizione perché inconsapevoli del funzionamento del proprio sistema nervoso. Ho osservato giocatori imprigionati e identificati coi propri vissuti emotivi, performance scadenti e infortuni. E da li, ho visto obiettivi pienamente raggiungibili, sfumare.
Per molti protestare è diventata la normalità. E’ come se il contesto del campo da gioco fosse per molti divenuta una pattumiera emotiva in cui scaricare i propri rifiuti.
Non si tratta di adattarti al sistema a cui sei inserito, si tratta di imparare a comprendere come funzioni e cosa ti attiva.
Si tratta di imparare ed esercitare presenza e compassione, di proteggere i tuoi confini.
Bisogna anche comprendere che c’è una gran fetta di umanità che va in cerca di un nemico esterno per evitare di sentire un pò meno il proprio nucleo di dolore.
Se mi aggrappo alla protesta esco dalla corrente dell’intuizione, da quello stato di grazia e concentrazione.
Il grande insegnamento consiste nel rimanere nel proprio potere, cosa che non avviene dopo la protesta o la lamentela o quando si attribuisce la colpa a una terza persona.
Per far questo dovresti darti la possibilità di fare un lavoro individuale sul tuo sistema nervoso.
Intervenire sul sistema nervoso non significa che sei sbagliato, che non hai valore , sei folle….attenzione alle associazioni della tua mente!
Chi cerca in ogni modo di cambiare la realtà esteriore, chiedendo agli altri di cambiare, di fare il primo passo, non è disposto ad ascoltare i segnali del proprio corpo, a riconoscere i propri bisogni.
Visualizzati ora come se fossi su un grande palco.
Osserva al rallentatore i tuoi movimenti e le parole che usi.
Di che cosa ti puoi accorgere?
Il mio lavoro si prefigge di riequilibrare il sistema nervoso, di migliorare la qualità del dialogo interiore, di stabilire relazione autentiche, di accrescere l’intuizione, di imparare a comunicare in modo costruttivo anche nel disagio o nel conflitto, di trasformare le forme pensiero del sistema in cui sei inserito, di aprirsi al nuovo e alla corrente della Vita.
Da dove secondo te possiamo partire insieme?